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IDIOTEQUE

dicembre 23rd, 2014

In piedi, sulle scale, DA LUCIO. Stesso posto, stesso post. Due anni sono passati dalle ultime riflessioni in questo blog. Una traccia sonora, l’alcool in corpo hanno fatto il resto. Sono le 00:31 di un lunedì neanche tanto convenzionale, visto che mancano solo due giorni alle festività. Viterbo brulica di universitari in vacanza. Questa traccia in sottofondo, sulle scale, e il ritmo dei pensieri che mi spinge a raggiungere il PC più vicino per mettere nero su bianco quanto barcolla nella mia testa, in puro stile pascqualoo. Iniziamo.

Guardo, osservo, scruto, sorrido. Birra e sigaretta a destra, mano in tasca a sinistra. Rigorosa felpa con il cappuccio e piumino (con cappuccio). Notebook in spalla. Chiedo a Lucio di chi è la traccia, perchè nel flusso dei ricordi non riesco a focalizzarla. Quante cose sono cambiate dal 2012, data dell’ultimo post su questo blog. Su tutti, lo spettacolo che ho di fronte. Non voglio essere il solito nostalgico, quello del “era meglio prima”. Ho volontariamente, senza neanche troppa fatica, superato ogni preconcetto sull’umanità. Osservo quanto mi si presenta davanti, posso finalmente parlare di nuove generazioni dopo aver versato tonnellate di inchiostro (virtuale e non) sulla mia.

Estremizzazione. Ovunque. Di qualsiasi gesto, pensiero, stile. MTV ce l’ha fatta. Perchè quanto vedo è estremo ma etichettato, omologato. Estremamente curati, estremamente catalogati. Scontanti. Stilosi nel bello, oggettivamente coglioni e complessati nel brutto. Ripenso a quando ero in piedi in quelle stesse scale, a disagio per quanto osservavo intorno a me. Perché estremamente estremi, oggettivamente alternativi. Oppure, socialmente ben definibili.

Mi viene da pensare ad un ipotetico pascqualoo in piedi alle scale, che osservava la mia generazione. Forse pensava le stesse cose che sto scrivendo ora, ma ho le mie giustificate riserve. Troppo spesso ho visto circoli di giovani assuefatti ai palmari, ai touch screen, nel pieno di una serata nel “locale giusto”. Stasera ho avuto piacere di trovare giovani in circolo che provavano almeno a conversare. Ma non è questo il punto, penso semplicemente che la vita odierna si semplicemente identica a quanto si vede negli scaffali: sai sempre cosa trovare, dove trovarlo e addirittura a quale prezzo.

La soluzione a questa semplice teoria? Semplice, provate a darmi un’etichetta, un prezzo, una collocazione. Come me ce ne sono tanti in giro, che sono passati DA LUCIO, tanto per ricollegarmi all’inizio della storia. Rifletto sulle persone che ho conosciuto nei 10 anni appena trascorsi, sono pochissimi quelli con una categoria ben definita. È la cruda realtà.

Metto in loop la canzone che ho pubblicato. Sta per partire la la seconda riproduzione. MTV dicevamo. Sono cresciuto con MTV al massimo splendore. Questa traccia era una delle più passate in quel periodo, serviva per gli spot, per le rubriche, per tutto. La sentivi la mattina, la notte. La sentivi e dicevi: cazzo, MTV. Non c’entra un cazzo MTV con questo post, perchè alla fine voglio parlare di me, prodotto (presunto) della generazione MTV. Ma io l’ho messa in culo a quelli che volevano mettermi un’etichetta.

Se sono qui ancora a scrivere su un blog sconosciuto, ma estremamente potente, a 32 anni suonati e un 2015 alle porte, è perchè ho ancora voglia di mettermi in gioco e fare i conti con me stesso. Tante cose sono cambiate dal 2012. IO NO, cazzo. IO NO. Sono sempre quello che sopravvive ogni giorno, sempre in cerca di soluzioni e realizzazioni personali.

Sono in piedi sulle scale, DA LUCIO, semplicemente perchè ho appena finito una partita RISIKO! E quel locale, in cui passavo i venerdì sera ad alcolizzarmi, è restato sempre un locale in cui vado ad alcolizzarmi ma in cui ho stretto amicizia con persone nuove, appartenenti alla generazione “non pre, non post, ma infra MTV”. Quella assolutamenjte impossibile da definire.

Ho conosciuto Lucio, con orgoglio posso affermarlo. Ho condiviso con lui e tanti altri avventure ed esperienze che, almeno per 24 ore, mi hanno reso fiero di essere al mondo. Stronzate, si, ma che ti fanno apprezzare il senso più autentico della vita Esagerato? Non credo, se vivi con passione e spensieratezza. Ho affrontano trasferte in giro per l’Italia con sbornie alle 7 di mattina, tanto per ritornare al materialismo. Metto la traccia nella versione remix. Eccola.

Accendo una sigaretta e rifletto. Ho una relazione stabile. Chi seguiva il mio blog sa che per me questo è un grande risultato. Momento ideale per ritornare al senso della vita, soprattutto quanto al tuo fianco una persona che, inspegabilmente, vuole stare con te. Senza farsi troppe domande sul perchè questo sia possibile. Per il resto, sono sempre lo stesso. Mille progetti, mille idee. Una sola competenza: SCRIVERE. Il che non dà molto da vivere se non sei un fuoriclasse. Tiro a campare, arranco. Fortunato che almeno i miei non abbiano ancora deciso di cacciarmi da casa. Ho affinato la tecnica di scrittura, soprattutto per quanto la rapidità di esecuzione. Porto avanti, solo contro tutti, il progetto triplicefischio.com.

Ho conosciuto persone di ogni parte della provincia. Stretto legami affettivi contando solo sulla mia personalità schietta, obbiettiva. Appassionata. Ingenua. Ho trovato il modo di guadagnare attraverso la mia passione, il calcio. Non molto, non una grande soddisfazione economica, ma una profonda soddisfazione personale anche, e soprattutto, dal punto di vista emotivo.

Sono invecchiato, ho la pancia e i capelli bianchi. Ho voglia di fare nonostante i problemi che mi circondano non smettano mai di darmi pace. Nonostante la tentazione si di farla finita al più presto. Sono in piedi sulle scale, DA LUCIO, e sorrido. Sorrido perchè scrivo mentalmente il post, mentre sono in macchina, mentre sono in ufficio. Come sempre. Spero che questo 2014 finisca in fretta, coinvolto nello strano sentire comune secondo il quale l’anno nuova possa essere migliore.

Non mi illudo. Penso a quanto ho visto poco fa. Rifletto. Penso di essere fortunato ad aver vissuto questi 32 anni, nonostante tutto. Nonostante so per certo che se rileggessi tutti i miei post riscontrerei pessimismo cosmico.

Sono felice per quanto ho conquistato lottando ogni giorno, anche se so per certo che non serve a guardare con ottimismo al futuro. Eppure, nel tempo in cui birra e nicotina stavano facendo effetto su quelle scale, il primo pensiero è stato rivolto a me stesso. Perchè io sono anche questo blog. Senza filtri. Fiero di essere ancora in piedi, a guardare il mondo e scoprire che il coraggio di metterci la faccia finora è stata la migliore scelta che potessi fare in ogni occasione.

Dedicato a Daredevil, Fac, Raf, SKA e a tutti quelli che non hanno mai smesso di essere come sono.

Dedicato a me stesso e quanti continuano a stare al mio fianco, accettandomi semplicemente per come sono. Consapevole che non sia affatto facile.

P.S.: la tentazione di condividere il post sui social network è forte. D’altronde è così che funziona oggi. Non so… facciamo così, stanotte lo pubblico. è l’una e ventiquattro. Vedremo nei prossimo giorni come e quanto il post sarà SOCIALE.

CAPO DANNAMO?

gennaio 3rd, 2012

Dedicato al mio vecchio bilico.splinder.com

Mai nome di un blog fu mai azzeccato per me. BILICO. Questo 31 dicembre mi lascia in una posizione così incerta da stimolare riflessioni e appunti su queste pagine trascurate che dovrò anche affrettarmi a traslocare.

Non vedo l’ora che questo 2011 finisca. Come me, tanti. Nel mio caso l’idea non è associata ad eventi spiacevoli. Il fatto è che in questo anno non è successo praticamente nulla di rilevante. Per questo vedo il CAPODANNO come un momento, spero, di svolta. Lo penso per confronto. Ma il BILICO nasce dall’idea che 2012 vuol dire un anno in più, con tutto ciò che ne consegue. Senza dimenticare che per me questa data rappresenta un punto fondamentale, una data in cui fare un bilancio con me stesso.

Compirò 30 anni e fissai questo anno come un momento in cui capire a che punto sono arrivato e quali contromisure adottare. Ho paura.

Sono italiano, fiero di esserlo, e da buon italiano ho l’abitudine di fare le cose importanti all’ultimo momento. Sarà così anche per quanto riguarda il BILANCIO. Arriverà agosto e mi ritroverò ad affannarmi in cerca di soluzioni radicali.

Mi sono messo in tiro oggi, per lo meno secondo i miei standard. Ho già le maniche rimboccate a testimoniare la voglia di RISOLVERE. Tutto.

Ho ritagliato un’oretta in questa giornata per scrivere, pensare. Considerare.

Mi rendo sempre più conto di vivere in un’Italia ferma al giorno in cui sono nato. Vedo aumentare in maniera fastidiosamente esponenziale un atteggiamento generico e trasversale di distinzione, di voler essere COOL e migliori a tutti i costi. Il risultato è quello di essere circondato da MACCHIETTE, come nei film di Jerry Calà che, guarda caso, sono tutti del periodo in cui sono nato.

Osservo con tristezza come non sia più il caso di fare gli auguri a Natale, come spesso risulti di maggiore impatto una bella bestemmia perché non è entrato il KAPPA o si è andati in bestia. Non si gioca a SETTE E MEZZO, si gioca a BLACK JACK. E’ la stessa cosa, però lo facevano nei film di Jerry Calà. Ti dà quel senso maggiore di azzardo, di bella vita. COOL.

Osservo che tutti  debbano sempre sottolineare come le proprie esperienze di vita siano state le più belle, come quando da ragazzini si facevano i paragoni con il CUGGGINO. A MIO CUGGINO, Elio docet.

Noto con molto piacere che tutti preferiscono parlare e lamentarsi piuttosto che fare anche a ricavo zero. Mi ritengo un pazzo, soltanto perché gli altri con questo stupido atteggiamento fanno in modo che io PENSI DI ESSERE PAZZO. Forse con quest’ultima frase ho dato esempio anche io di come l’atteggiamento del voler distinguersi sia ormai un virus letale.

Ma è tempo di bilanci e mi rendo conto di aver ottenuto ottimi risultati personali per quanto riguarda il mio approccio alla vita. Vivo alla giornata, è vero, ma da quando mi alzo cerco di mettere in pratica ciò che ritengo giusto fare. Forse questo mi distingue realmente dalla maggioranza, o forse a distinguermi è il fatto di non volermi distinguere. Quantomeno in maniera COSTRUITA a tavolino, innaturale.

Mi rendo conto ogni giorno di come conviviamo con delle stranezze che purtroppo abbiamo già assimilato. Ci conviviamo, rassegnati. Chiudiamo i discorsi dicendo “tanto che possiamo farci noi?”.  Di questo passo ogni anno sarà un anno da cancellare. Ci vorrebbe un capodanno al giorno, per lo meno saremmo tutti speranzosi che il giorno dopo vada meglio. Faremmo sempre buoni propositi e chissà, magari saremmo tutti più gioiosi in maniera naturale, piuttosto che costruita in provetta come noto nella quotidianità.

Sono orgoglioso degli ultimi due anni perché sto cercando di realizzare un sogno. Vivo di momenti in cui questo sogno assume forma concreta di fronte ai miei occhi. Convivo con la paura che questo sogno sia un fallimento. L’ennesima perdita di tempo che ha caratterizzato i miei 29 anni. Mi consola soltanto la consapevolezza di dedicarmi a qualcosa che voglio veramente. Nata in maniera spontanea nella mia mente e realizzata CONCRETAMENTE.

Ho preso atto di essere una 500 con il motore di una FERRARI, imbottigliato in un ingorgo di APETTI. Accelero, sgaso, ma sto sempre fermo. Motore ad infiniti giri, chilometri percorsi quasi zero. Ho piazzato un paio di sorpassi, ma che fatica. Spero che nel 2012 i sorpassi aumentino. Gli APETTI ci saranno sempre. Spero solo di arrivare in tempo a destinazione.

BUON ANNO A TUTTI

IO, TIFOSO, SCIOPERO!

agosto 30th, 2011

Più che da tifoso ho deciso di scioperare da APPASSIONATO dal calcio di Serie A, quello che dovrebbe rappresentare l’apice del nostro sistema e di cui, purtroppo, non riesco più a comprendere le dinamiche. Non parlo del calcio giocato, su cui tra l’altro avrei delle cose da dire. Mi riferisco più che altro a quello che viene definito “SISTEMA”. Personalmente riesco solo a descrivere come ILLOGICO tutto ciò che, prendendo come punto di riferimento la vittoria dei mondiali nel 2006, sta accadendo al nostro calcio.

Quello che vorrei vedere è una semplificazione estrema del sistema calcio, perché semplice è la natura di questo sport. Costi e ricavi di una società sportiva, seppur professionistica, devono essere semplificati e sottoposti ad un regime fiscale SPECIFICO per il sistema sportivo. Ciò che contesto con profonda convinzione è l’aver reso così estremamente complicato un mondo che di per sé non è affatto difficile da capire. E, purtroppo, la sensazione che tutto questo venga fatto per mascherare qualcosa di profondamente illegale.


Questo è il calcio che vorrei.

 

Un bilancio societario chiaro, trasparente e semplice in cui le fonti di ricavo siano poche e ben definite: biglietti e abbonamenti, diritti televisivi, sponsor commerciali, abilità nel calciomercato. No al concetto di PLUSVALENZA! I tempi di pagamento di tutti contratti devono essere certi e pressoché immediati. Non sono possibili clausole e postille contrattuali, si deve ricorrere quasi ad un modello STANDARD.

Tolta la percentuale del 10% sui ricavi spettante al proprietario (ai proprietari), il 30% del budget deve essere TASSATIVAMENTE investito nella sicurezza e nel miglioramento degli stadi e nel settore giovanile. Si rischia la penalizzazione in campionato.

Le squadre possono contare SOLO su questo budget FINALE di ricavo per allestire la squadra e decidere il tetto degli ingaggi. L’ingaggio di un calciatore è costituito da una cifra identica per tutti a cui vanno poi aggiunti i bonus relativi all’età del calciatore (suddivisa in fasce di tre anni partendo dai 18 fino a fine carriera) ai goal, agli assist, agli anni di militanza nella stessa squadra. Non è possibile dare ad un calciatore bonus relativi al numero di presenze. Sono previsti i premi partita. Non deve mai venire meno il concetto di squadra a partire dagli ingaggi. Un calciatore può avere entrare extra grazie ai contratti pubblicitari personali, ma non può avere trattamenti economici PRIVILEGIATI all’interno della società sportiva.

Il calciomercato chiuso 31 luglio, per due motivi: il primo è che è  assurdo che le squadre inizino raduno e preparazione senza avere ancora la minima idea di quale sia la rosa a disposizione, il secondo è che i tifosi che decidono di abbonarsi (sia allo stadio che alla TV) devono avere un’idea precisa di quale siano le potenzialità della squadra.

I contratti dei calciatori devono essere triennali con scadenza PRIMO GIUGNO. I calciatori acquistati nella finestra invernale posso avere un contratto con una durata massima di due anni e mezzo. Se acquisto un calciatore al 30 gennaio 2011, il contratto può durare al massimo fino 01 giugno 2013. Non esistono clausole rescissorie nei contratti. Il calciatore può interrompere il rapporto con la società sportiva in qualsiasi momento senza percepire nulla se non il rispetto dei versamenti fino al mese corrispondente alla risoluzione del contratto, ma non può giocare per nessuna squadra prima di sei mesi. La società può interrompere il contratto con il calciatore in qualsiasi momento per grave condotta disciplinare, sia in termini di comportamento e che di serietà sul lavoro attestata dagli organi disciplinari della Federazione. Il contratto si intende interrotto, al calciatore spettano i versamenti fino al mese di interruzione e non può tornare a giocare prima di tre mesi.  

Non è possibile dare in prestito calciatori. La campagna acquisti va fatta in base a regole SEMPLICI: acquisto e cessione. Non è possibile spalmare le cifre pattuite su più anni, non è possibile riconoscere bonus o premi alle società cedenti. Stop al premio di crescita e maturazione. Non esistono buste, aste, comproprietà, mezze cessioni. I trasferimenti sono tutti semplificati nel più classico dei DARE/AVERE.

L’ammontare dei diritti televisivi va suddiviso per il 50% in parti uguali a tutte le squadre, l’altro 50% va suddiviso in proporzione seguendo il piazzamento in classifica dell’anno precedente. Va ridata dignità al RISULTATO SPORTIVO!

Non esiste più distinzione tra comunitario ed extracomunitario. APERTURA DELLE FRONTIERE. A patto che nel campionato italiano di serie A le squadre durante TUTTA durata della partita devono schierare 7 italiani su 11 giocatori. Occhio alle sostituzioni quindi, e basta con tutti questi stranieri. Sciopero soprattutto per questo punto, perché lo spettacolo scadente è dato anche dalla quantità di PIPPONI immani scovati in giro per il globo.

Settori giovanili:  valgono tutte le regole contrattuali e di calciomercato descritte finora. Un ragazzo può esordire in serie A solo se ha compiuto 18 anni. Per il settore giovanile è concesso IL PRESTITO, ma solo in categorie dilettantistiche. Non esistono prestiti tra società professionistiche. Il movimento dilettantistico ha bisogno di crescere.

La FIGC deve avere l’obbligo di investire le risorse provenienti dalle società sportive professionistiche nel calcio dilettantistico. Esempio lampante: tolte le spese amministrative e degli arbitri, l’iscrizione in campionato delle squadre professionistiche serve come contributo extra  in eguale misura nel budget delle società sportive dilettantistiche che hanno portato a compimento in maniera corretta almeno un campionato di calcio e si sono iscritte a quello seguente.

Applicazione rigida della tessera del tifoso. Serve per essere ammessi nel settore ospiti e, per entrare negli altri settori, CONTA LA RESIDENZA nella provincia in cui si svolge l’evento sportivo. Si, proprio così: sono un viterbese e voglio andare a Roma e vedere una partita. Sono EXTRA-PROVINCIA. Se non ho la tessera non entro proprio allo stadio! Applicazione rigida, altro che tifoserie promiscue in tribuna come avevano fatto vedere su striscia la notizia.

Messa in regola di tutti gli stadi e servizio di sicurezza rigido e funzionante. Il prezzo del biglietto (e della tessera del tifoso) deve essere ricompensato con servizi adeguati. Penalizzazione in campionato per gravi incidenti all’interno  e nel perimetro di competenza dello stadio.  Servono posti di lavoro in Italia? Benissimo, le società sportive attivino dei corsi e assumano personale adeguato supportato dalle forze dell’ordine. Basta con i dispiegamenti militareschi a carico dello Stato.

IO SCIOPERO perché il calcio italiano così com’è fa proprio schifo ed avere il coraggio di distinguersi da tutte le altre nazioni potrebbe essere l’unica possibilità di salvezza e rinascita. Chissà, magari come è successo altre volte anche in questo caso lo sport riuscirà a trainare gli altri settori della nostra società malata. IO SCIOPERO. Voi… fate come vi pare!

… il grande bluff …

agosto 1st, 2010

Concessione di diritti. Legittimazione di comportamenti  previsto, concordati, spesso consuetudinari. Etichetta e autoghettizzazione. Chiusura in categorie a sicurezza garantita: riconoscimento reciproco di norme e comportamenti convenzionali che garantiscono rispetto e protezione.

Stile, abitudini, troppo spesso pensieri: confezionati per ogni esigenza. Semplicemente per non doverci più pensare. Comodità e praticità di utilizzo mascherata da ideale o anche semplicemente da un gruppo sociale. Conoscere gli amici e individuare i nemici non è faticoso, è già dato.

Si esprime un concetto sapendo a priori chi saranno gli oppositori e i sostenitori. Conversazioni che si risolvono con un nulla di fatto, ma che almeno hanno fatto trascorrere del tempo, magari anche pensando di aver arricchito ulteriormente la propria autostima per essere stati in grado di difendere la propria posizione.

Benvenuti nel supermarket del nuovo millennio: scegi la tua identità tra le tante disponibili, e avrai risolto la maggior parte dei tuoi problemi.

Egoismo allo stato puro. Dritti per la propria strada, già indicata. Non conta quello che si fa durante il tragitto, basta sceglierne uno e percorrerlo. Al resto pensiamo noi…

NOI chi? Noi umanità mai evoluta. Viviamo ogni giorno una farsa stomachevole e patetica. Pensiamo di aver raggiunto un livello di emancipazione tale da poterci quasi considerare liberi. Ci hanno riempito la testa di storie in cui all’essere umano è dato il potere di fare l’impossibile se solo si ha voglia. BALLE.

Ci siamo costruiti la nostra stessa prigione. Con le nostre stesse mani. Solo per non aver mai avuto voglia di soffermarci sui nostri limiti più evidenti: quei tratti istintivi, innati, che non ci differenziano minimante da tutti gli altri esseri viventi.

Secoli di filosofie, ideologie, congetture, spunti e riflessioni illuminate, stili di vita, invenzioni, arte, cultura, politica, sono stati racchiusi in pratici kit di sopravvivenza. La magica illusione di vivere in base alle proprie scelte, ai propri pensieri, ai propri ideali.

Ci hanno fatto credere che le uniche rivoluzioni sono quelle che cambiano l’assetto esistenze, sia esso politico , sociale o culturale. Travolti da un flusso costante di mutazioni e sovvertimenti di un presunto, e falso, ordine preesistenze considerato ingiusto, per poi ritrovarsi sempre al punto di partenza. Soddisfazioni effimere, lotte serrate per qualcosa che in fondo non ha nessun senso.

Ci meravigliamo di fronte ad opere e creazioni, per poi scoprire che il loro scopo non è poi così straordinario. Il Colosseo: patrimonio architettonico dell’umanità, orgoglio delle capacità mentali e fisiche dell’uomo… semplice teatro di massacri che poco hanno a che vedere con comportamenti civili.

Le piramidi? Tombe! Chiese, templi e moschee maestose e raffinate? Luoghi di un culto di cui non abbiamo neanche tanta convinzione, qualunque esso sia. O che per eccessiva convinzione va contro i principi su cui è fondato.

La musica? Splendida, ma paradossale e incoerente. Artisti che si arricchiscono denunciando situazioni a cui fondamentalmente non danno soluzione. Sono semplici altoparlanti dell’animo umano, nulla di più.

 L’arte? Puro autocompiacimento. Narcisismo inutile, superfluo.

La politica? Puro specchio della società, nient’altro. La democrazia è l’atto planetario di masochismo per eccellenza.

L’elenco è lungo, tale da dimostrare la grande farsa di cui l’umanità è protagonista: la continua ricerca di un miglioramento delle condizioni di vita, che non si è mai basato sull’unico principio cardine. IL BENE.

La ricerca del BENE non è mai stata posta come linea guida. Il MEGLIO per sé, non il BENE collettivo. L’unica rivoluzione auspicabile è quella comportamentale. Senza, continueremo a vivere nell’illusione.

… CONFRONTO INTROSPETTIVO …

maggio 31st, 2010

Felpa nera, rigoroso cappuccio in testa. Pantaloncino corto militare, stivaletto hardcore. Fermata del pullman numero 6, panchina. È l’una di notte, le ultime macchine sfrecciano su Viale Fiume, la musica del distributore automatico mi tiene compagnia. Stringo tra le dita gli ultimi tiri di Chesterfield rossa. Penso che il tempo in cui passavo interminabili momenti in lunghe introspezioni è finito. Bastava poco per riflettere con me di me stesso.

Oggi vivo per confronto. Il torneo dei bar mi mette di fronte quotidianamente con le esigenze e le aspettative di centinaia di persone. E sono solo, contro tutti. Io, forte del mio scarso bagaglio esperienziale. Delle mie paure, delle mie virtù. Non posso essere qualcun altro. Sono io. Punto. E per confronto mi trovo immerso nelle difficoltà. Lo stress aumenta, il sonno diminuisce. In fondo è una situazione che mi piace, per assurdo mi gratifica.

Il centro dell’attenzione, il punto di riferimento. Anche se la sensazione costante è quella di essere il capro espiatorio. Simile ad una spugnetta, assimilo lo sporco di tutti. Fortunatamente ogni tanto capita qualcuno in grado di darti una sciacquata.

Come stasera. Serata tra gli amici di sempre, birra e schifopizza.  Conversazioni su tutto, che fatte ogni tanto, per confronto con le precedenti, misurano il tuo livello di lucidità. Accettabile direi. Avevo la sensazione di aver raggiunto un certo livello di razionalità. Ultimamente la definivo “freddezza”.  E posso darne conferma.

Se da un lato il torneo e gli altri impegni stressano, da l’altro capita di incontrare persone che, per confronto, mi fanno sentire bene. Assurdo come una persona possa farti sentire un completo deficiente ma nello stesso tempo farti ritrovare in pace con te stesso. Ritrovare il piacere di alcune piccole cose, dei gesti. Delle parole. E, per confronto, far cadere quanto di introspettivamente avevi realizzato.

Un tempo bastavano gli ultimi tiri di sigaretta, oggi sono gli 80 scalini che ti separano dalla porta di casa a farti riflettere. Perché il dolore fisico di una coscia sinistra che ti rende zoppo, ti fa pensare a come nell’ultimo anno sia stato proprio il dolore fisico a tormentarti. Quello emotivo si è assopito da tempo.

Certo lo stress del torneo può essere definito come “turbamento emotivo”, ma il dolore no, lascia spazio ad un atteggiamento fiero. Testa alta, con tutti. Tra poco sarà tempo di bilanci di breve termine. Magari introspettivi. Per ora resta la consapevolezza che, per confronto, ho tenuto botta.

Livido, zoppo. Bersaglio facile per le critiche. Ma vivo.

… pascqualoo EVOLUTION …

maggio 17th, 2010

… pane e acqua …

aprile 21st, 2010

Già dal colore delle scritte si capisce da che parte sto. Se poi è fastidioso da leggere, avverto subito che le parole lo saranno ancora di più

Di recente ho notato che spesso si dibatte sull’ormai famosa questione dei “bambini messi a pane e acqua”. Inizio subito con il dire che a me tutta questa faccenda fa schifo, ma non per la vicenda in sé. Mi fa letteralmente schifo l’utilizzo che se ne fa e il modo in cui molte persone speculano in nome di un buonismo che mi fa ancora più schifo.

Molti concludono le propria libera esposizione di opinioni con variazioni sul tema “ci sono di mezzo i bambini”. A parte ricordarmi la moglie del reverendo LOVEJOY dei Simpson, che già di per sé è un personaggio odioso, a me fa francamente sbellicare il tentativo patetico di strappare consensi toccando le corde della compassione umana e, in particolare, del buonismo stucchevole.

La mia visione sull’argomento è semplice e chiara: 1) a quei bambini non è stato negato assolutamente il cibo. Magari i compagni mangiavano un piatto di pasta, ma a loro è stato comunque dato un bel paninozzo imbottito che schifo non fa. 2) mi sembra assolutamente privo di senso che si faccia uso di servizi se non si è in regola. 3) ho saputo di un imprenditore che ha donato 10000 euro per risolvere la questione, e questa persona è quella che mi fa più schifo di tutti.

Intanto se vuoi donare qualcosa non lo fai sapere in giro, e se per caso un giornale mette in bella mostra il tuo splendido gesto lo quereli. Così fai bella figura, non sfruttando le disgrazie altrui.

Punto centrale della discussione è che ci sono genitori che non sono in grado di pagare. E per quanto possano starci di mezzo dei bambini, in un paese in cui tutti parlano di giustizia e legalità nel momento in cui non si sta alle regole ci si becca delle sanzioni. Qualunque esse siano.

Il fatto di usare i bambini come argomento di discussione è fuori luogo. Anche perche se qualcuno mi facesse la consueta domanda finale, io risponderei semplicemente che se anche ci fosse stato mio figlio di mezzo è giusto il provvedimento adottato dal sindaco. Mi farei schifo, quello si, perché non sarei in grado di dare a mio figlio il necessario. Ma non per questo alzerei un polverone della madonna.

La mensa si paga, se non la posso pagare non mangio. La scuola si paga, se non riesco a pagarla mio figlio non studia. Se non ho soldi non posso comprare, quindi dare. Mi dispiace, ma è così. Altrimenti dovremmo modificare TUTTO il sistema, non solo quello delle mense scolastiche.

Siccome sono contrario all’assistenzialismo totale, sono completamente d’accordo con il sindaco in questione. Che poi l’utilizzatore finale sia un bambino o no, a me non frega assolutamente nulla. Soprattutto se poi, alla fine dei conti, vengo a sapere che a quei bambini non è stato fatto mancare niente.

In più si impara dalla vita: si dice di fantastiche scene in cui alcuni bambini hanno dato la loro pasta a chi non poteva mangiarla. Bene! Si impara di più così della vita.

Viviamo ormai in una condizione in cui si pensa che tutto sia dovuto. A me questo concezione delle cose fa schifo. Così come applaude con convinzione tutti quelli che si sono riempiti la bocca di belle parole. Stimo chi ha avuto il coraggio di dire quelle cose che nessuno vuole dire in nome del buonismo. Stimo profondamente chi non guarda in faccia a nessuno, e prova a migliorare concretamente l’approccio dello stare insieme. Basta con chi fa il furbo, basta con chi pensa che “lo Stato” debba sempre pensare a tutto.

E non ho neanche bisogno di sentirmi dire “voglio vedere quando ti ci trovi tu in quella situazione che fai”, la mia attuale situazione da disoccupato non è per nulla diversa da tante altre situazioni critiche. Ho alle spalle una famiglia, è vero. Ma non ho molte altre cose, e di sicuro non rompo i coglioni perché nessuno  me le garantisce.

Per chiudere in bellezza: smettiamola di usare i classici temi della tolleranza e della bontà solo quando ci pare. Perché tanto ognuno di noi continua a pensare alla propria vita e basta, a tutti i cazzi che ha. Perché di certe cose ce ne ricordiamo solo finché se ne parla. Ieri le mense, oggi i bambini del sud a cui sparano i criminali, domani quelli che vivono in periferia in mezzo al degrado. E di nuovo tutti a riempirsi di belle parole, e come al solito pochi che si rimboccano le maniche e a costo di decisioni impopolari cercano di risolvere le questioni.

Qui il problema serio da risolvere è ricominciare a far crescere l’Italia: poche parole e tanti fatti. Ma no devono pensarci solo i politici. Se riuscissero a far pagare meno tasse già avrebbero risolto metà dei problemi. Ma l’altra metà è quella di un radicale cambiamento di mentalità: produzione interna, sfruttando ciò che si ha. Investimenti decisi in settori vecchi e nuovi. Qui il problema è la classe manageriale, non i leghisti, CAZZO.

Pensiamo anche ai bambini di quelle famiglie che a costo di immensi sacrifici pagano la mensa, o alle famiglie stesse: è bello vedere che ad altri viene dato ciò che te hai conquistato con fatica?

… quando suona la campanella? …

aprile 3rd, 2010

E’ un pò che non scrivo, non che non abbia voglia. Mancano gli argomenti. O comunue qualcosa che mi attiri profondamente. Passano i giorni, il sole si fa più insistente. Faccio cose senza convinzione e spirtio, ma le faccio. Sono perennemente stanco, aspettando con ansia una vacanza che sia TALE.

E’ tanto tempo che non stacco la spina per un pò, in un posto nuovo, diverso. A pensarci bene gli ultimi due anni e mezzo sono stati un flusso costante intervallato da brevi pause. Ho proprio necessità di un break. Mentale più che altro.

Sono il primo ad ammettere che molti vorrebbero satre nelle mie condizioni. Sotto un certo punto di vista, sia chiaro. Sono io a gestore me stesso negli orari e nei compiti. Diciamo che una vacanza sarebbe quasi un controsenso. Ma la stanchezza mentale è difficile da curare senza un dovuto riposo.

I giorni passano, le occasioni no. Colgo le poche che ho. Consapevole della loro importanza nel breve termine. Avrei voglia di reagire. Ci sti provando ma è più dura che mai. Correre, allenarmi. Ancora più faticoso dell’anno scorso, e non c’entra l’età. E’ la mente che blocca. Ma almeno ci sto provando.

Spero di passare questi giorni in tranquillità, sapendo che saranno soltanto l’ennesimo break lampo.

Sognando una vacanza, da tutto e da TUTTI.

… TRANQUILLITA' …

marzo 26th, 2010

Immagina di osservare le rotaie del treno, illuminate dalla luce artificiale dei lampioni, perdersi nel buio della notte. Gli unici suoni che senti sono il verso di un piccione, l’abbaiare dei cani in lontananza, i copertoni delle poche auto che ancora sfrecciano sull’asfalto, e le confidenze dei baristi che hanno da poco finito il turno di lavoro.

Il cielo è buio, puoi contarne le stelle. Alla tua sinistra la luna brilla fiera e spavalda sopra i palazzi. Appoggiato alla protezione delle barre del passaggio a livello, fissi il fumo della tua ennesima Chesterfield rossa. Ti perdi nei pensieri. Cosa sarà domani, o forse cosa sarà in futuro. Oppure cosa e stato, cosa doveva e non doveva essere. Insomma, pensi al cazzo che vuoi. Protetto da quei suoni, sicuro che in quel momento non può succedere assolutamente nulla. Niente è più tranquillo della notte.

Aspetti che gli amici di sempre ti passino a prendere per iniziare una lunga notte fatta di colla, carta, scope e risate. Come sempre. Pensi che le elezioni in fondo ti piacciono proprio per questo. Ultimamente solo per questo. Alzi il cappuccio sopra la tua testa. Non è ancora estate, l’aria è a dir poco frizzante. La Chesterfield è finita da un pezzo. I suoni restano gli stessi.

Tra i copertoni che sfrecciano realizzi che i prossimi 4 sono lì per te. Stoppi il flusso dei pensieri, sali in macchina e vai. Gli occhi sono pesanti, quasi spenti. Ma basta poco per riaccendere la luce. La notte trascorre lenta, le braccia dopo un po’ si indolenziscono. Un accenno di fame. Ma è già ora di tornare a casa.

Tre ore scarse, il letto è un’oasi ancora più tranquilla dei binari di un treno. Se non fosse che c’è già domani ad attenderti. Nuovi impegni che sostituiscono i precedenti, costretti a diventare parte di un flusso di pensieri che solo la prossima occasione di tranquillità saprà riattivare.

Resta la bocca impastata, la stessa stanchezza. E la sensazione piacevole di una nottata. TRANQUILLA. Finalmente.

… CAMPIONI drwhy 2009/2010 …

marzo 19th, 2010

190320102923

E’stata una lunga cavalcata. Milioni di ettolitri di birra consumati, risate, scintille, errori e risposte clamorose. Ieri sera è stato bello vincere, ma è stato ancora più bello aver creato un clima goliardico con i nostri rivali.

Arrivare all’ultima gionata da secondi e affrontare la prima in classifica, sapendo che con un vittoria avermmo portato a casa la coppa, è stato deleterio per le mie povere mani mangiate fino all’osso. Poi il brindisi, i cori, le foto. Adesso ci sono i play-off, ancora più difficili. La vittoria finale del torneo è un altro obbiettivo che potremmo provare a raggiungere.

Ma va bene così, dopo mesi di partite giocate alla grande. La parola d’ordine è sempre la stessa: COPPINO!